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PS: se proprio insisti

2 giugno 2016 4 02 /06 /giugno /2016 12:25
Il disinteresse pubblico e la festa della Repubblica.

Oggi a parlare tutti della Repubblica per poi tornare, domani, a discutere di gossip, pettegolezzo. Mi dispiace essere un criticone rompipalle in controtendenza, ma la Repubblica va preservata tutti i giorni.

Come?

Interessandosi alla politica ed alle scelte che pochi prendono per la maggioranza. Lamentarsi è più facile che cercare di cambiare le cose, certo, e soprattutto al Sud, a casa mia.

"Non si può fare niente" sono le parole più inflazionate della storia e che palesano una poltroneria disarmante.

Le corruzioni, le catastrofi finanziarie e le ruberie accadono quando c'è disinteresse verso la cosa pubblica e, non prendetela come un insulto, tutti quelli che non vogliono informarsi sono conniventi.

Come siamo arrivati a questo punto?!

I nostri nonni, con meno università e meno libri, avevano maggiore coscienza sociale...e probabilmente perché stavano davvero male. Socrate lo scrisse un po' di tempo fa, ed io lo ripropongo oggi. Ciò che succede oggi ce lo meritiamo.

“La pena che i buoni devono scontare per l'indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi.”

Adesso fate finta di niente. Queste parole non piacciono, perché dicono di fare qualcosa, di alzarsi dal divano, di pensare... Anche se la nostra epoca è fatta di televisione, calcio, soubrette, videogiochi e social network. Siete liberi di perdere il vostro tempo. Perché "bisogna rilassarsi". Certo. Ma poi non lamentatevi per favore. O meglio, non fatelo con me. Raccontatemi solo dei vostri progetti e delle vostre lotte. Per il resto siete liberi di vedere la tv, immaginare di scegliere il pacco corretto e raccontare ai vostri amici e poi ai vostri figli quanto "questo mondo sia ingiusto".

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Pubblicato da Francesco Barone - in Politica
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10 settembre 2014 3 10 /09 /settembre /2014 14:35

Temo che l'impianto politico dell'area Civati stia traballando come accade anche ai migliori pugili dopo decine di colpi forti e ben assestati. Resta difficile la comprensione del disagio (degli altri) per chi vive in ambienti coperti da un'informazione chiara e precisa...ma non è possibile ascoltare solo i propri compagni d'officina. Scrive bene Lippmann sull'opinione pubblica e gli stereotipi. Il consenso è creato ad hoc e solo oggi ho ascoltato un servizio di Sky in controtendenza alla linea governativa. Vacillerà domani il regno mediatico del nostro segretario? Oppure il caso prevede che la polarizzazione dello scontro sia ancora maggiormente necessaria come in tutti i governi forti e dur(atur)i?

La verità sta scritta nel futuro e anche nel quotidiano. Scrivo a me, scrivo agli altri, forse per continuare a convincere me, per lenire le mie debolezze, forse per i tanti compagni e appassionati che non riescono ad aspettare e che non vivono il distacco e la sensazione di esclusione "causa maggiore" in un contesto che invece sognavamo democratico. Cos è il governo della maggioranza?

Forse sbaglio nel sostenere che tutti devono poter dare il loro contributo e contrastare le regole brute di una democrazia del 50%+1. Forse si. O magari si potrebbe invertire la rotta, o magari modificarla un po'. Perché probabilmente la lotta non sembri solo di potere, ma di contenuti, di sogni, di sguardi diversi, di uguaglianza sociale, di cambiamento del paradigma del celodurismo, di ricerca della tenerezza, di apertura verso i poteri deboli, di unione di un paese già diviso alla nascita, di una nuova economia dove l'imprenditore cura la famiglia per come cura i dipendenti, dove i sogni di un laureando non restino mutilati dalla legge del più forte, dove il voto diventi libertà di parola, dove le differenze siano valore aggiunto, dove le critiche siano occasioni. Non sempre la maggioranza ha ragione e da entrambi i lati bisogna sempre porsi il dubbio di comprensione di chi ci sta davanti. E quindi l'aventino, o il governo con uno che già occupa tutto lo spazio?

Conosco gente che per un posto in segreteria o un ministero farebbe le cose meno umane eppure noi diciamo no. Santo Cielo. No ad entrare in segreteria, ad avere i nostri rappresentanti, a poter sedere su una bella poltrona in un bell'ufficio, a poter fare iniziative sul territorio con la targhetta, a influire sulle scelte, a portare avanti le nostre proposte. Abbiamo scelto l'aventino. Fuori da tutto. Senza nessun potere. Condannati al triste stanzino della minoranza, alla tana dei più deboli, al purgatorio dello stare dentro ma non troppo e stare fuori senza eccedere.

A volte si crede che stando dalla parte del potere si possano ottenere e fare cose, senza però comprendere di diventare esattamente parte del progetto che non avremmo mai portato avanti. Per quanto una volpe possa essere accolta in un branco di leoni, mai riuscirà a cambiare la preda preferita da tutti con una gallina; e mai lei potrà ucciderne una. Ecco. Questo forse mi convince. La natura spiega meglio di qualunque scienziato politico la coesistenza e i rapporti di forza. Non è possibile annullare se stessi con la speranza di poter contare per poi ritrovarsi senza identità in un contesto in cui nemmeno te stesso ti ascolta più. È questo il chiarimento. Essere volubili nel pensiero è la sorte di ogni uomo che non ha salde le proprie origini. Perdersi nell'evoluzione delle cose e ritrovarsi ad un metro dal baratro a pentirsi o scordarlo definitivamente distraendosi nella perenne vivacità della cresta dell'onda. Questo che vuol dire, che mai si potrà lavorare insieme?

Forse, ma non dipende da chi vuole offrire idee. Al contrario, chi ha il potere di accettarle deve farsi carico della responsabilità della condivisione. Dell'opportunita di crescere insieme e di non commettere gli errori che uno yesman non troverà mai. Prima che l'onda finisca. Prima che qualche altro avrà trovato il metodo per essere più simpatico a chi costruisce il consenso. Prima che i buoni propositi dei più e dei poco più siano schiacciati via dalla violenza distruttiva degli arroganti avversari del popolo. Prima che si sfaldi un progetto che ci teniamo stretto da vent'anni. Prima che qualcuno dica ancora che sinistra e destra sono uguali.

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Pubblicato da Francesco Barone - in Politica civati Partito Democratico PD
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9 marzo 2014 7 09 /03 /marzo /2014 14:28
E se domani Grillo cominciasse a costruire anziché distruggere. E se domani l'Italia riuscisse ad esser fiera delle sue conquiste di civiltà. E se domani la smettessimo con battaglie nordiste prive di senso. E se domani questa nostra povera patria tornasse lucente e splendente, come fu, illuminando i così tanti scemiSalvini e i distruttoriGrillo. E se domani, finalmente, riuscissimo a fare passi in avanti sui diritti civili. E se domani non gettassimo fango sulla costituzione più bella del mondo. E se domani ogni politico ladro e bugiardo si guardasse allo specchio e comprendesse che non ha più tempo di prenderci in giro. E se domani, noi popolo, prendessimo in mano il nostro futuro...organizzandoci e sputando in faccia a chi ha smesso, ormai da tempo, di rappresentare i nostri interessi. E se domani invece di fare notizia, si facessero le riforme concretamente. E se domani avessimo un po' più di rispetto per tutti. E se domani cominciassimo a cacciare via a calci un paio di buffoniRazzi. E se domani rivalutassimo la ricerca e abbassassimo la pressione  fiscale. E se domani evitassimo di scusare e giustificare tutti gli atteggiamenti distruttivi. E se oggi cominciassimo a valorizzare le idee di cui siamo figli.
 

 

La democrazia che abbiamo costruito aspetta solo un po' di dignità. 
 

 

E se da oggi dedicassimo mezz'ora al giorno ad informarci in modo da scegliere consapevolmente. E se da oggi ci lamentassimo meno e facessimo di più? 
 

 

Io ci credo a questa Italia...alla nostra Italia. Il potere è del popolo, ma sta al popolo scegliere se votare amici e il grande fratello o capire chi lavora per esso. Sarà anche un'affermazione controproducente, ma se abbiamo ladri, buffoni e ignoranti al potere...è colpa dello stesso popolo che si fa imbambolare da tutti quei venditori di pentole che più che un progetto hanno solo una concezione della politica fine a se stessa e al mantenimento di una roba che più che popolare è solo poltronistica. E che non si dica che non c'è niente da fare, perché questi qua li abbiam votati noi...tutti...e quando avremo la possibilità, lo rifaremo. Per questo oggi mi incazzo. Per questo oggi credo che la colpa sia solo la nostra.
 

 

E se domani, invece di astenerci, facessimo una scelta consapevole? Boh, io me lo chiedo e ve lo chiedo. 
 

 

Non può essere la politica a convincere gli elettori, ma gli elettori a rendere convincente la politica. Io ci tento, e voi? Comincerete ad informarvi?

 

 
Se la risposta è no vuol dire che state bene così, ma evitate di rompere le palle. Non è un francesismo, e non mi sono stancato.

 

 

Francesco Barone

 

(perdonate i refusi e gli strafalcioni, ma non ho riletto. Mi infastidiva)

Io (non) mi sento italiano, e per fortuna lo sono. (E se domani...)

"Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui mi incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento."

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